Antifascismo popolare

La mostra Antifascismo popolare torna a evidenziare la connessione tra l’appartenenza di classe e la scelta antifascista.

Copromossa assieme all’Istituto storico della Resistenza di Pistoia, è organizzata su 10 pannelli. I primi due inquadrano il tema e il Casellario politico centrale quale fonte per la realizzazione della mostra, i successivi 8 presentano le biografie sintetiche di antifascisti e antifasciste, corredate da documenti.

Vedi i pannelli

Le carte del Casellario Politico Centrale rappresentano una fonte importante per lo studio delle norme e delle modalità fasciste di sorveglianza politica. Al contempo, nella loro eterogeneità costituiscono uno strumento imprescindibile per ricostruire la trasversalità dell’antifascismo popolare e le traiettorie dell’emigrazione politica e occupazionale. L’interpretazione dei documenti stilati dalla polizia consente infatti di delineare una connessione tra l’appartenenza di classe e la scelta antifascista e di tratteggiare i caratteri delle classi popolari, consegnando uno sguardo sul dissenso che maturò dal basso nei confronti del regime. Braccianti, operai, scalpellini, muratori, casalinghe, maestre, sarte, calzolai, manovali falegnami, mezzadri: furono questi i protagonisti di vicende che nell’arco delle due guerre si proiettarono anche nello spazio internazionale, dalla Francia al Sud America, impresse nei fascicoli dalla sterminata rete di controllo fascista. Una storia che in Toscana e a Pistoia finì per intrecciarsi spesso con quella del partito comunista, pur senza esaurirsi e limitarsi ad essa. Ricostruirla quella storia fornisce una possibilità per dar voce a parte di quei soggetti provenienti dalle classi subalterne che intrecciarono la loro vita con quella del regime e che ad esso finirono per ribellarsi. Ad esempio, gli schedati provenienti dal pistoiese furono 1.461: in molti casi non disponiamo di dati relativi alla loro occupazione, ma sappiamo comunque che almeno la metà di essi esercitava mestieri popolari.